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siamo una famiglia di 2 umani e 7 canidi, una volta parla l'uno, una volta l'altra.

14 luglio 2014

Forse, fatti, e forte-forte

L'epilessia di Dolly non sta migliorando, nonostante la terapia. 

FORSE ancora non abbiamo trovato il dosaggio giusto di Fenobarbital, o FORSE bisognerà abbinare il bromuro di potassio. Domani andremo dal veterinario per il prelievo per la Fenobarbitalemia e vedremo il da farsi.

FATTO è che puntualmente ogni 7-10 giorni Dolly ha una crisi epilettica, anzi, spesso ne ha 3 o 4 di seguito. FATTO è che dall'ultimo aumento del dosaggio ne ha avute massimo 2 alla volta, qualcuna meno violenta del solito.

FORSE questo è un segno positivo, FORSE ci vuole solo altro tempo. 

FATTO è che sono preoccupata. FATTO è che ho paura. FATTO è che sono terrorizzata, fino al midollo, fino al più profondo dell'animo, così terrorizzata che sto male, mi si stringe la gola, lo stomaco, il cuore.

E la stringo a me, la mia principessa ... la stringo FORTE-FORTE

27 giugno 2014

Ambasce

Confesso che la prima volte che me li sono trovati di fronte, al buio durante la passeggiata notturna, mi sono spaventata: un gruppo di 9 cani, randagi o comunque cani liberi, alcuni di loro di taglia grande, tutti abbaianti e tesi. Io ero con Bianca, Maske, Dolly e Bruto, quest’ultimo al guinzaglio lungo, le altre tre libere. Ci siamo bloccati, tutti e cinque.
Normalmente quando durante l’uscita con i miei pupi incontro dei cani liberi sono tranquilla, mando Bianca in avanscoperta, lei è la più esperta e diplomatica della banda, la più brava a capire le intenzioni dell’altro cane. Questa volta, però, ci trovavamo davanti un intero gruppo di cani, tutti abbaiavano e saltellavano nervosi, un cagnolone grandissimo, peloso e imponente davanti a tutti, con una voce profonda e un atteggiamento diffidente. Stavano proteggendo un territorio, forse una cucciolata, là dietro da qualche parte, era primavera inoltrata … la cosa peggiore che poteva succedere era che partissero tutti insieme contro di noi, per me sarebbe stato impossibile gestire una rissa tra i miei 4 cani e loro 9. Dolly, cauta come sempre, era appiccicata alle mie gambe, Bruto, tesissimo piazzato davanti a me, per fortuna al guinzaglio, Bianca e Maske davanti a noi, tese anche loro, ad annusare l’aria con fare protettivo. Bianca mi guardava con la domanda stampata sul muso “Che faccio? Ci vado?” “Sì”, le ho risposto, “vai, ma piano piano, fai attenzione! Noi siamo dietro di te, tranquilla.”
Così Bianca si avvicina piano al capo del gruppo, un meticcio di cane da gregge impressionante, a pelo lungo bianco e nero, alto, fiero e attento. Lui abbaia, Bianca rallenta ancora di più i passi, ma non si ferma, coda e schiena dritta, la testa leggermente abbassata, ogni tanto annusa per terra senza distogliere lo sguardo da lui, il Capo. Subito dietro di lei c’è Maske, la mia piccolina che ha il terrore degli essere umani, ma affronterebbe qualunque altro cane del mondo senza paura. Il Capo fa qualche passo verso Bianca, anche lui ha un vice subito dietro. Sembra un incontro diplomatico tra due ambasciate. Io osservo, pronta, insieme a Bruto, ad eventualmente scattare in avanti, ma per ora ci teniamo in disparte, lasciamo fare questo lavoro delicato a chi di competenza.

Finalmente il Capo smette di abbaiare, e così smettono anche gli altri 7 dietro di lui. Fa ancora qualche passo verso Bianca e Maske, il suo Vice si prende di coraggio e lo supera per avvicinarsi a Maske. Allora Bianca gira la testa di scatto verso lui, ringhiando sommessamente e rizzando il pelo della nuca, minacciosa, la sua sorellina non si tocca. A quel punto il Capo mi sorprende, anzi, ci sorprende tutti: fa uno scatto verso il Vice, gli prende la nuca fra le fauci, piano, senza fargli male, e lo spinge indietro, poi gli lascia la nuca e gli dà un buffetto amichevole col muso. Il Vice capisce, rispetta l'autorità e rimane indietro. Il Capo torna a concentrarsi su Bianca, la tensione è sensibilmente diminuita, in tutti noi presenti. Il Capo si avvicina, Bianca gli va incontro, i tartufi si toccano, le code battono frenetiche, e finalmente inizia il rituale dell'annusarsi. Dopo il Capo tocca al Vice, e quando anche lui si è annusato per bene con Bianca si può finalmente anche avvicinare Maske. 
Il tutto è durato circa venti minuti, ed è successo un paio di mesi fa. Ormai li incontriamo ogni 2 o 3 giorni, ogni volta che facciamo quel particolare giro per la passeggiata, anche se ultimamente si fanno vedere quasi sempre solo 3 di loro, il Capo, il Vice e il Piccoletto, un meticcio cane da caccia, con bellissime orecchie pendule, della stessa identica stazza di Maske, con la quale è diventato molto amico, tra l'altro. Siamo diventati amici, o almeno buoni conoscenti, io parlo con loro e Bianca, Maske e Dolly ci giocano, giocano a rincorrersi, ad acchiapparsi, si inseguono a vicenda. Bruto ovviamente, da bravo cane asociale, non ha nessun interesse a giocare con altri cani maschi, ma si limita a sorvegliare le sue femmine che socializzano, a controllare che nessuno di quelli si prenda troppe libertà, per il resto li ignora nel suo solito modo pacato e distaccato. Solo se, una volta che i giochi finiscono e noi continuiamo per la nostra strada, i nuovi amici ci vengono dietro per troppo tempo, allora Bruto si ferma, si gira, gli brontola contro e  aspetta che loro si ritirino, per poi trotterellare di nuovo nella direzione di casa.
immagine a scopo illustrativo, fonte: http://www.ideazampa.com
Spesso sento le lamentele di persone che hanno paura di passeggiare, da sole o con un proprio cane, dove ci sono gruppi di randagi, perché temono aggressioni, temono per se stesse e/o per il proprio cane, "perché i randagi in branco diventano aggressivi". Io posso solo dire che non ho mai avuto problemi, è importante rispettare i territori, rispettare alcune regole di comunicazione. La conoscenza di questo gruppo di cani ha confermato quel che pensavo da prima, e cioè che i grandi gruppi di cani liberi formano una famiglia molto ben organizzata con il rispetto delle gerarchie come regola base. Fate caso al capofamiglia, si riconosce subito; solitamente è un cane (non per forza maschio) non solo forte e coraggioso, ma anche molto intelligente e poco propenso alla violenza. Non bisogna mai fare l'errore di urlargli contro o, peggio ancora, mulinare le braccia e fare gesti inconsulti, i cani non sono serpenti che vanno messi in fuga con il chiasso. Se proprio incontrate dei cani minacciosi, battete un piede, e probabilmente loro scapperanno, perché molti randagi hanno grande timore degli esseri umani, è difficile che aggrediscano un uomo, di solito vogliono semplicemente essere lasciati in pace e non vogliono che si invada il loro territorio. Stabilito che non si vuole invadere il territorio e sicuramente non si vuole far loro del male probabilmente lasceranno passare senza problemi.
E' affascinante osservare come cani estranei tra di loro comunicano, i loro rituali, segnali che spesso sfuggono all'occhio umano, ma di certo non sfuggono mai all'occhio canino. Negli incontri diplomatici tra due ambasciate bisogna affidare la mediazione agli ambasciatori esperti, e non sempre lo siamo noi esseri umani.

12 febbraio 2014

Sorgenkind


In tedesco il termine Sorgenkind viene da "Sorge", cioè "preoccupazione" e "Kind", cioè "figlio/bambino". E' un termine che indica un bambino o figlio problematico, che ti dà più e particolari preoccupazioni, siano essi di natura psicologica, di comportamento oppure fisica.
Ho sempre pensato che il mio Sorgenkind fosse Poldo, il cane fifone, brontolone, che non vuole uscire di casa e giardino, il cane complessato che litiga con il fratello ogni volta che si sente insicuro. L'ho pensato fino al 6 novembre 2013, quando un fulmine a ciel sereno è caduto sulla nostra famiglia e abbiamo scoperto che Dolly è epilettica.
Poche volte in vita mia mi sono spaventata come quel giorno a trovarmi la mia principessina in convulsioni, rigida, con la schiuma alla bocca, gli occhi sbarrati e senza vita, ero convinta che stesse morendo sotto i miei occhi, i pensieri più irrazionali sfrecciavano nella mia mente, tipo che avesse mangiato qualcosa di velenoso, cosa impossibile, visto che era a casa dove non c'è assolutamente nulla di nocivo a portata dei cani.
Poi la crisi è finita e la ripresa di Dolly è stata rapidissima, tant'è che che si è lanciata allegramente dal finestrino della macchina ferma, dove l'avevamo infilata di corsa per andare dal veterinario.
Nel mese successivo ha avuto altre crisi, quindi con il veterinario abbiamo deciso di iniziare la terapia farmacologica e più o meno siamo tornati alla normalità, mentre io cercavo di informarmi sull'epilessia canina, leggendo, parlando con i veterinari e soprattutto confrontandomi con altri che in famiglia hanno un cane o gatto epilettico, cercando di reprimere la mia paura di questo male del quale in fondo si sa molto poco. 
Dopo 40 giorni di pace Dolly ha avuto un'altra crisi, il vet diceva che era normale, che era comunque un successo, e l'abbiamo accettato, tanto non si può fare altrimenti. Non sapevo ancora che questa crisi sarebbe stata il preludio a ore infernali. 
Questa prima crisi da quando avevamo iniziato la terapia il giorno dopo è stata seguita da altre 4, e ho iniziato a sospettare l'arrivo di crisi a grappolo. Purtroppo avevo ragione. Anche se sapevo che poteva succedere, anche se ero stata avvertita, niente e nessuno poteva prepararmi psicologicamente ai successivi giorni, quando la mia cagnetta ha avuto 10 crisi in 30 ore, a raffica, crisi che le facevano perdere il controllo della vescica, la lasciavano spossata e soprattutto molto molto disorientata.
Non trovo le parole giuste per descrivere cosa si prova a vedere il proprio cane tanto amato in quelle condizioni, è terrificante quando vedi il cane che si irrigidisce e sai che sta per avere una crisi, corri per assisterlo, ma l'unica cosa che puoi fare è impedire che sbatta con la testa e si faccia male, somministrargli del valium per dargli sollievo, tenerlo fermo e sussurrargli parole dolci quando la crisi finisce, per calmarlo, per fargli sentire che ci sei, sempre e comunque, pulirlo con delicatezza dalla bava e dall'urina, tenergli vicina dell'acqua, perché dopo la crisi ha una sete infinita e una fame vorace. Il  senso di impotenza che provavo è indescrivibile, la paura, la preoccupazione, la pena nel vedere la mia Principessa che dopo le crisi girovagava per casa senza meta, inciampando, barcollando, sbattendo contro le pareti e bloccandosi contro un qualsiasi ostacolo, con quello  sguardo spaesato e vacuo. Poi crollava spossata e si addormentava,  per poco tempo, perché ecco che arrivava una nuova crisi.
Non mi vergogno di ammettere che io stessa ero esausta, ad un certo punto l'ansia ha avuto la meglio, mi sono chiusa in bagno per 5 minuti a dare sfogo all'angoscia, a piangere, sommessamente per non fare sentire né a Dolly né agli altri il mio dolore, la mia paura. La tensione era immensa, ogni minimo rumore mi faceva scattare, non riuscivo a chiudere occhio nemmeno per qualche minuto, per rilassarmi un attimo. I pensieri più cupi mi tormentavano, fino al punto di pensare che le crisi non sarebbero più finite, che Dolly avrebbe riportato dei danni e cose simili.
Forse avrei dovuto aspettare il 14 febbraio per scrivere questo post, ho letto che San Valentino non solo è il patrono dell'amore, ma anche degli epilettici, però alla fine l'amore vale sempre, e a questo punto voglio ringraziare le persone che mi sono state vicine, virtualmente, ma non per questo in maniera meno preziosa; grazie agli amici virtuali che mi hanno dato consigli e con amore e affetto hanno mandato un abbraccio e solidarietà. Voglio in particolare ringraziare una strega buona, una persona della quale non so nemmeno il nome reale, ma che in piena notte, quando non  sapevo più come distrarmi e dove sbattere la testa, mentre la mia Dolly finalmente sembrava tranquilla, è rimasta al computer per darmi consigli, ma soprattutto per ascoltarmi e darmi conforto, a condividere con me quello che ha imparato vivendo con il suo cane, il bellissimo Basquiat, che soffre dello stesso male di Dolly. Mi ha aiutato più di quanto possa dire, quindi mi limito a ripetere: GRAZIE

Da 10 giorni Dolly non ha più avuto crisi. Ci ha messo una settimana per riprendersi del tutto, per non inciampare più, per tornare la cagnetta vispa che è sempre stata. Certo, la vita cambia, i barbiturici e sicuramente la malattia stessa rendono Dolly un po' meno vivace, ma lei è una cagnetta allegra, e questo di certo la aiuta a non farsi sottomettere dal male. 
Non sappiamo se, ma più che altro quando le crisi torneranno, può essere fra un giorno, una settimana, un mese, un anno o più anni. Quando succederà sarà nuovamente terribile, niente e nessuno può abituarti alla spaventosa immagine di un cane in crisi epilettica, ma ci dobbiamo convivere e quindi lo facciamo. Dolly è entrata a far parte di quelli che la mia amica Livia chiama i Diversamente Perfetti (e qui chiedo alla sua indimenticabile Yui di vegliare su Dolly da oltre il Ponte Arcobaleno); non ne sono felice, ma accetto la responsabilità di garantire alla mia Dolly perfettamente imperfetta la vita migliore che possa offrirle. Non comprenderò mai come ci possano  essere persone che abbandonano senza scrupoli il proprio cane o gatto appena scoprono che ha un problema di salute e concludo citando mia madre: 
"In famiglia il Sorgenkind, il figlio che per un motivo o per un altro ti dà maggiore pena è anche il figlio a cui tieni di più, il figlio che vuoi proteggere a tutti i costi, che non mollerai mai, qualsiasi cosa accada. Una madre ha un posto speciale nel cuore per il suo Sorgenkind, non lo ama più di altri figli, ma lo ama con un'intensità diversa."






23 settembre 2013

conforto

Nella vita di ognuno ci sono piccoli e grandi drammi, e così anche nella mia. Ci sono i momenti, ma anche periodi interi che ti consumano, ti fanno soffrire, cose che non vuoi e non riesci a condividere con nessuno, dolori così forti che ti rendono muta, ti bloccano le parole dentro la testa impedendogli di trovare la strada per uscire fuori.
Avere un cane non risolve i problemi della vita, non cancella i dolori, non cura le ferite ... ma un cane a volte riesce a darti quello che niente e nessun altro può darti in quel momento: un po' di conforto



16 settembre 2013

in barba al meteo ...

Notte con grande temporale. Fulmini che illuminano la notte a giorno, tuoni rombanti e pioggia scrosciante. Maske, come suo solito, rintanata nel suo "angolino della paura", Bianca affacciata al balconcino che guarda dubbiosa il mondo notturno temporalesco.
Le dico “Bah, mi sa che stanotte salta la passeggiata, se piove così forte!” e lei quasi-quasi è d’accordo con me, si mette comoda sul lettone e chiude gli occhi.
Preparo la pappa per tutti, e tutti mangiano, perché anche se Poldo e Dumbo hanno il terrore dei tuoni, basta che c’è Mami e tutto va bene. Coccole, un po’ di gioco, nel frattempo il temporale pare allontanarsi, la pioggia è meno battente, ma continua a cadere ... “Che facciamo?”, dico alle belve ... e visto che, se vogliono, i cani sanno farsi capire benissimo, si allineano tutti dietro al cancello scodinzolanti e guardandomi fissa. Tanto per evitare malintesi, Bianca infila il muso dentro il borsone dove tengo pettorine e guinzagli ... “Va bene, avventuriamoci, allora!”














Infilo la mia giacca anti-pioggia, chiudo bene il cappuccio e partiamo. Qualcuno ci deve voler bene, però, perché dopo i primi 100 metri, improvvisamente, smette di piovere. Lampi e tuoni continuano in lontananza, ma non ci disturbano, anzi, danno un’atmosfera pittoresca. E’ bello passeggiare dopo un temporale, l’aria è fresca e sa di pulito, gli odori sono esaltati e i tartufi delle belve hanno un gran da fare. Inoltre, in giro si sono create pozzanghere grandi quanto piccoli laghi, è divertentissimo giocarci dentro e bagnarsi dalle zampe fino alle punte delle orecchie e della coda, è ancora più divertente fare splish-splash per inzuppare anche la mami e spingerla ad emettere gridolini divertiti ... 
Sulla via del ritorno, come spesso accade, incontriamo la macchina della vigilanza notturna, ormai ci conoscono bene e rallentano sempre per salutarci. Stavolta si fermano, abbassano il finestrino della macchina e ridendo chiedono ”Ma voi siete in giro anche con questo tempaccio?” e io rispondo “Certamente sì, la natura chiama a prescindere dal tempo :D. E poi siamo fortunati, ha smesso di piovere!” A malapena faccio in tempo a finire la frase che, senza avvertimento, viene giù un acquazzone come dio comanda, all'improvviso e inzuppandoci nel giro di due secondi due. Il vigilante alla guida esclama "Mi dispiace, se non avessi tutti questi cani ti darei un passaggio a casa!" Io: "Se non avessi tutti questi cani è poco probabile che sarei in giro a quest'ora e con un temporale in corso. Ma non si preoccupi, tanto eravamo già bagnati, perché abbiamo giocato nelle pozzanghere." Ho il dubbio se quell'espressione sul volto del vigilante indicasse stupore, divertimento oppure "questa è pazza!" Poco importa. Chi non l'ha mai provato non sa quanto può essere divertente correre sotto la pioggia, ridere e giocare, con i cani che si trattengono nella corsa, perché la loro umana è tanto lenta rispetto a loro, ma non per questo possono lasciarla indietro, da sola, sotto la pioggia, l'aspettano divertiti, saltellanti. 


Chi non l'ha provato non può sapere quanto è bello tornare a casa, essere asciugati e buttarsi su calde coperte, non può sapere quanti si dorme bene con quel caldo torpore e la soddisfatta stanchezza. Chi non l'ha provato non può sapere che girare con un gruppo di cuccioloni non solo è un dovere, ma un grande piacere terapeutico, in barba al meteo.

17 agosto 2013

Ho raccontato una storia

C'è questo ragazzino, di 10 anni circa. Un ragazzino taciturno, a prima impressione "un po' strano".  Ha una sorellina di 2 anni. Sorellastra, veramente, ed è questo il problema. Hanno la stessa mamma, ma non lo stesso papà. Il ragazzino è il figliastro di un conoscente, per questo so che il ragazzino non ha un buon rapporto con la sorellina, è geloso. Tutti cercano di fargli capire che non ne ha motivo, ma che ne sappiamo noi cosa pensa un ragazzino di 10 anni, come percepisce le cose? Ho scambiato due chiacchiere con lui, un po' di tempo fa. Non so perché, forse perché lui era in disparte e mi guardava, forse vedeva che io, diversamente da altri, non mi concentravo sulla sorellina, su che bimba bellissima fosse (lo è, senza dubbio). Il ragazzino mi sorrise, e io risposi al sorriso e iniziai a parlargli. Io non ho molti argomenti di conversazione, con un ragazzino, poi ... Quindi gli feci una domanda inevitabile: "Ti piacciono gli animali?" Lui: "Sì, mi piacciono soprattutto i cani." Ecco fatto! Chiacchierammo un po' di cani, gli raccontai dei Pupi, ovviamente, gli feci vedere le loro foto che porto sempre nel portafoglio. Vedendo la foto di Bianca il ragazzino disse: "Che bello questo cane, sembra che ci stia guardando dritto negli occhi!". Allora accanto alla foto di Bianca misi quella di Maske e gli raccontai una storia.

Gli ho raccontato che Bianca e Maske sono sorelle. Bianca è la sorella maggiore, Maske è la sorellina. Realmente non hanno nemmeno la stessa madre, figuriamoci lo stesso padre, ma sai una cosa?  A loro non interessa. Bianca ha deciso che il suo compito è fare la sorella maggiore, con tutto ciò che comporta: di Gli ho raccontato che Maske è una cagnolina molto dolce, vuole un bene dell'anima a sua sorella maggiore, ma da vera sorella minore sa essere anche rompiscatole, sa essere prepotente. Ma Bianca è la sorellona, è più grande, ha vissuto più esperienze e sa più cose. Lei adora la sua sorellina, con tutti i suoi difetti.
Maske è la cocca di tutti, è la più viziata, ma tutte e due sanno benissimo che noi le amiamo nello stesso identico modo, lo sanno e basta. Le sorelle minori devono poter contare su una cosa: che le sorelle maggiori, nonostante occasionali litigi, nonostante i battibecchi che fanno parte di tutti i rapporti sani e normali, saranno sempre lì a proteggerle, ad aiutarle nel bisogno, a fare comunella contro altri. Sorelle e fratelli esistono per farci stare meglio, una sorellina deve sapere che la sorella maggiore sarà sempre pronta a consolarla, eventualmente a difenderla, se ci fosse un pericolo. Una sorella maggiore veglia su quella piccola, perché le piccole sono a volte ancora un po' stupidine, a volte non sanno bene quello che fanno, quindi serve pazienza e calma, hanno bisogno di più attenzioni, non vuol dire che vengono amate di più. 
Maske, prima di guardare a noi, i suoi umani, guarda a Bianca, la sua roccia, la sua protettrice, la sua compagna di giochi, sempre pronta a difenderla, a consolarla, a coccolarla.
Perché essere sorelle significa non essere mai sole.

Ho raccontato una storia, poi ho salutato il ragazzino. Non ci siamo più rivisti fino all'altro giorno. L'ho visto da lontano, che camminava mano nella mano con la sua sorellina. A distanza ci siamo salutati con un cenno della mano e un sorriso. E quando la sorellina è inciampata, il fratello maggiore l'ha presa in braccio.
Una storia, tutto qui

10 aprile 2013

E SONO TRE!

Sembra ieri che siete nati, piccoli pupetti, e invece sono passati tre anni. Siete diventati grandi e grossi, siete adulti, ormai, ma per me sarete sempre i cuccioli, i piccoli di casa. Quando eravate piccini non vedevo l'ora che cresceste, perché diciamolo, i cuccioletti sono tanto carini, ma danno lavoro infinito, e combinano un sacco di guai. Infatti siete diventati degli splendidi cani adulti. I guai sono diminuiti tanto, e la gioia si è moltiplicata.   Faccio tanti sacrifici, e non posso far finta che, visto che li faccio per voi, non siano realmente sacrifici, perché lo sono eccome, anche tanti, ma in fondo sono contenta così.
Mi avete insegnato tanto, mi avete fatto capire che non è una vergogna mostrare i propri sentimenti, che il contatto fisico è bello, che uno sguardo, un gesto può dire più di mille parole.
Da voi ho imparato ad apprezzare le cose semplici, ho imparato che non è sempre necessario spiegare tutto, che si possono accettare molte cose con un sorriso, per semplice fiducia e amore.
Ho anche imparato che la pazienza è davvero la virtù dei forti, perché tante volte vorrei appendervi per le code, finché non guardo i vostri musi sorridenti, e le code ancora più sorridenti.
Siete il mio conforto, i miei migliori amici, siete la mia Famiglia.


Quindi auguri, Poldo, mio cucciolo grosso fuori e piccino dentro, cane complicato, a volte difficile, ma così tanto legato a me, così sensibile ai miei stati d’animo, così coccolone. Anche così buffo, quando sorridi e il sorriso arriva fin dentro i tuoi occhi, con quell'espressione un po' ebete che mi fa impazzire.




Auguri, Dumbo, il mio Principe, tanto schivo, ma anche dolcissimo; per la gioia e per l’entusiasmo non muovi solo la coda, ma muovi tutto il corpo, freneticamente, e dall’emozione emetti quei piccoli versetti strozzati. Mio piccolo atleta, che invece di camminare sembri danzare, come se camminassi sulle punte delle zampe, come se fossi leggero come una piuma.




Auguri, piccola Nikita, così timida e dolce, ma con una voce profonda e denti da squalo, che usi per sgranocchiare un po' tutto ciò che ti capita a tiro. Con quella tua testolina minuta, e quei disegni neri attorno agli occhi che ti danno quell'aria perennemente afflitta, che fanno intenerire chiunque ti guardi. Mia cucciola un po' storta, che inclini la testa con fare interrogativo, e guardi con due occhioni color nocciola che mi fanno sciogliere come il burro.

Auguri, Dolly, principessa bella come il sole, allegra e vivace, di un'intelligenza sopraffina. Mio piccolo genio, furba come il diavolo e cocciuta come un mulo, ma il cane più bravo del mondo quando presa con le buone. Certe volte scocciante, ma con tale simpatia che non si riesce a non sorriderti. Sei la mia piccola pastorella, sempre vicina al gregge.  



E infine auguri anche a te, Bruto, il mio cucciolo serio e malinconico, pigro e dipendente di coccole, che appena ti abbraccio ti sciogli e ti lasci scivolare a terra. Goloso all'inverosimile venderesti la tua anima per un biscotto. A volte un po' solitario, sembri pacato e imperturbabile, ma sei sempre in prima linea per controllare e proteggere la tua famiglia. 


Auguri, miei cuccioli, miei angeli, mia gioia infinita, miei raggi di sole nei momenti bui, allegria dei momenti di gioco.



7 aprile 2013

l'educazione è importante

Quel poco di educazione che i miei cani hanno ricevuto, l'hanno ricevuto da me. Spesso mi sono sentita dire che non li ho saputi educare come si deve, ed è anche vero, per due motivi principali: primo, io non avevo mai avuto un cane mio, non avevo esperienza, l'unica cosa che avevo a disposizione erano il mio istinto, il mio amore, e la volontà di osservare molto attentamente i cani stessi. Secondo, i miei cani sono in 7, e nessuno può affermare che è facile educare 7 cani. Anzi, forse dovrei dire 6 cani, perché Bianca era già adulta, quando l'ho incontrata, aveva un carattere già più o meno formato, e lei era già educata di suo. Comunque, educare 6 cuccioli non è cosa da poco, e non potevo permettermi un educatore per tutti loro. Ho fatto quel che potevo, e onestamente vedo cani molto più maleducati dei miei, in giro.
Credo di aver insegnato ai miei cani le cose fondamentali: il NO, il VIENI, il FERMO. Okay, i comandi non sempre vengono rispettati, o almeno non subito, ma questo non è una tragedia. I miei cani rispondono al SEDUTO, perché a volte serve, visto che loro sono tanti, quindi non ci deve essere ressa, quando è il momento della distribuzione delle ciotole, o del biscotto, o quando vengono messi pettorine e guinzagli per l'uscita. Realmente loro danno anche la zampa, su richiesta, ma questa è una cosa che si sono insegnati da soli, forse imitandosi fra di loro, perché a me non ha mai interessato che mi dessero la zampa. Realmente a me nemmeno interessa se stanno seduti, in piedi o sdraiati, mentre mi fermo per strada a parlare con qualcuno, basta che stiano fermi e non tirino al guinzaglio. E hanno imparato a rispettare le persone, a non essere invadenti con chi non conoscono.
Hanno anche imparato che uscire e gironzolare per il mondo da soli NON SI FA, e questo per me è una delle conquiste più grandi, ma anche una delle cose per me più importanti, essendo io una mami umana molto ansiosa, ma anche una persona che di cattiverie contro gli animali ne ha viste e sentite tante. Ora vi voglio raccontare  un aneddoto, che forse farà capire che in fondo non ho poi fatto così male il mio lavoro di educazione:
Premetto che ogni tanto succede che a casa qualcuno è un po' distratto, e lascia il cancelletto socchiuso ... quindi succede che Dolly lo sa aprire, e succede che lei esce fuori, in strada, seguita dal fratello Bruto. Non si allontanano di molto, vanno vicino a casa nostra, dove ci sono delle case in costruzione, e dove c'è la campagna. Poi tornano a casa subito, Dolly perché ha l'animo (e i geni) del cane pastore, quindi non si allontana mai troppo, da sola, e Bruto perché sa che più in là è territorio di altri cani, e Bruto difende il suo territorio con impegno, ma ha altrettanto rispetto per i territori altrui.
Un giorno, come ogni giorno, mi alzo, mi preparo il caffé e scendo in terrazza per gustarmelo, in compagnia dei cani. Mi affaccio dal terrazzo, per salutare anche Dolly e Bruto, che stanno al piano terra. Appena saluto, Dolly fa una cosa strana: abbassa la testa, e si infila nella sua cuccia, senza salutarmi con la consueta allegria e gioia. "Hmmmm", penso, "cosa avrà combinato mai?" Decido di scendere e controllare, per capire come mai Dolly si sentisse in colpa. Non trovo buche scavate dove non devono essere scavate, non trovo niente fuori posto, non trovo cose fatte a pezzi ... boh, un mistero. Faccio le solite carezze, Dolly non si vede rimproverata, quindi tutto torna normale. 
MA ... il paese è piccolo, la gente mormora ... 
Vado in paese, a comprare le sigarette, e il tabaccaio mi dice "Sai, stamattina c'erano due dei tuoi cani che gironzolavano davanti casa vostra. Li ho fatti entrare e ho chiuso il cancello, sai com'è, se passa qualcuno potrebbe spaventarsi, non conoscendoli, oppure possono essere investiti, se rimangono per strada!" ECCO COS'ERA! I due delinquenti erano usciti senza permesso. Ringrazio il tabaccaio per averli rimessi al sicuro e torno a casa.  Per strada incontro un amico, che mi ferma e mi dice "Sai, stamattina ho visto Dolly e Bruto che gironzolavano qua vicino, quando sono tornato, dopo 15 minuti, erano di nuovo a casa, però!" Hmmm, certo, prima di ubbidire al tabaccaio si erano fatti il loro giretto, quindi, ecco perché hanno ascoltato il tizio che alla fine conoscono solo superficialmente! Comunque, arrivo a casa, ma prima che potessi entrare la vicina di casa mi viene incontro e mi dice "Ahahaha, sai, stamattina Dolly è venuta a trovarmi!" Io: "Cosa? In che senso, è venuta a trovarti?" "Eh, ero in cucina, quando ad un certo punto HO SENTITO BUSSARE ALLA PORTA! Ho aperto, e mi sono trovata Dolly seduta sullo zerbino, che mi guardava e sorrideva. Il fratello era giù in cortile, seduto anche lui, ad aspettare la sorella, lui non è voluto salire." "Ah, ecco ... ehm ... scusa, ti hanno disturbato?" "Ma no! Mi ha fatto piacere, sai, l'ho coccolata un po', poi se n'è andata."
E' vero, i miei cani non sono educatissimi, abbaiano spesso quando non dovrebbero, non sempre pendono dalle mie labbra per eseguire ogni singolo comando all'istante ... Ma sfido chiunque a competere con la cortesia dei miei cani! I vostri, per caso, bussano alle porte prima di entrare, eh?!



28 febbraio 2013

Amici Cani - Jolly


Fino all’età di 32 anni e mezzo non avevo mai avuto un cane mio, per mille motivi che non sto ora ad elencare, ma fin da piccola avevo un grande amore per questi meravigliosi animali. Nel corso della vita, comunque, ho avuto a che fare con vari cani, per periodi più o meno brevi, cani che sono rimasti e per sempre rimarranno nel mio cuore. Uno di questi cani era Jolly, il cane del vicino di casa in Alto Adige.
Suddetto vicino ogni anno andava (e forse tutt'ora va) in vacanza in Thailandia, per tre settimane.. Aveva conosciuto una ragazza thailandese, la quale alla fine è venuta con lui nel paesino tirolese. L'uomo stava tutto il giorno fuori casa per lavoro, quindi aveva deciso di regalare alla sua fidanzata un cane per farle compagnia, un cucciolo di Collie. L'hanno chiamato Jolly.
Quando ho conosciuto Jolly lui aveva già un paio di anni, e la sua umana se n'era andata, si era lasciata con il mio vicino di casa ed era tornata in Thailandia senza portarsi dietro Jolly, il cane che le era stato accanto ogni momento. Il vicino di casa, che per comodità chiameremo Franz, amava molto Jolly, il problema era che lui stava fuori casa tante ore al giorno, e il cane rimaneva solo. Jolly non era stato abituato a stare in mezzo alle persone, quindi Franz non poteva portarselo dietro, perché il cane non ne voleva sapere di entrare in locali che non erano casa sua, non dava confidenza alle persone, non si sentiva a suo agio. Di conseguenza Jolly rimaneva a casa sua, da solo, per giornate intere, e spesso piangeva e ululava, soffriva la solitudine
Ai tempi anche mia sorella aveva un cane, e allora io, che ero da poco rientrata in patria dall'Inghilterra, ho chiesto a Franz se potevo portarmi anche Jolly, quando andavo a passeggio con il cane di mia sorella. Franz era felice di questa mia proposta, mi ha consegnato le chiavi di casa sua, e da quel momento, ogni giorno, a volte anche due volte al giorno, andavo a prendere Jolly e andavamo per boschi, io, il Westie di mia sorella, Jolly, e spesso c'erano anche mia madre e mia sorella. Era un periodo felice per Jolly, era diventato un cane allegro e giocherellone, non piangeva e non ululava più.
Un giorno, riportando indietro Jolly, incontrai Franz, il quale mi disse: "Senti, fra pochi giorni parto di nuovo per la Thailandia, per 3 settimane, quindi non ci sarà bisogno che porti Jolly a spasso." Io: "E lui dove andrà?" "Lo porto alla solita pensione per cani." "Ah ... ma a lui piace, la pensione?" "Veramente no. E' un posto molto bello, trattano i cani da dio, ma sai com'è Jolly ... di solito non mangia praticamente nulla per tutto il tempo, si deprime ... ma che posso fare, non me lo posso portare dietro." Beh, è finita che ho chiesto il permesso a casa mia e, dopo averlo ottenuto, ho proposto a Franz di tenere Jolly con me per 3 settimane. Franz ne era felice, naturalmente. 

Arrivò il grande giorno, e Franz mi portò il letto di Jolly, "Perché lui non dorme se non nel suo letto. Anzi, speriamo che entri in casa, sai che lui non entra da nessuna parte che non sia casa sua ..." Salimmo, quindi, il letto di Jolly in casa, un letto bellissimo, fatto a mano, in legno, tutto intagliato, con un materasso vero e proprio, e anche un cuscino. Poi andammo a prendere Jolly, il quale esitò poco ad entrare in casa. E anche la questione  del letto era da riscrivere, visto che, in 3 settimane, Jolly non ci ha mai dormito ... indovinate un po'? Dormiva accanto al mio letto, sul tappeto per terra.
Furono 3 settimane bellissime, per Jolly, ma anche per me, era come se finalmente avessi un cane tutto mio. Ore e ore di passeggiate, corse, giochi, coccole, penniche insieme ...
Quando Franz tornò dalla sua vacanza per me fu un momento triste,  e Jolly per qualche minuto esitò a seguire il suo umano a casa. Franz ci rimase un poco male, ma ammirò il pelo lucido e pettinato del suo cane, il suo atteggiamento allegro, il suo sguardo vivace.
E niente, il tempo continuò a passare, e dopo un po' io partii di nuovo per l'estero.
Mia madre continuò a portarsi Jolly in passeggiata, ma non era più la stessa cosa. Jolly tornò a soffrire la solitudine ... Ogni volta che io venivo in vacanza passavo tempo con lui, e ogni volta che partivo di nuovo lasciavo anche un pezzetto di cuore.
Dopo anni, Jolly ormai era anziano, lui si ammalò, gli vennero dei tumori, alcuni dei quali inoperabili, e alla fine, Franz lo fece addormentare.
Ecco, Jolly è uno di quei cani che non dimenticherò mai, uno di quei cani che, ogni volta che lo penso, mi fa spuntare un sorriso, ma anche una lacrima, e, lo devo confessare, un piccolo senso di colpa, per non aver potuto essergli più vicina, per più tempo. Uno di quei cani che ho tanto amato, anche se non era il mio cane ... uno di quei cani che era un amico e che avrà per sempre il suo posto nel mio cuore

9 novembre 2012

Gli animali dell'infanzia


Gli animali della mia infanzia non sono cani o gatti, neanche i canarini, che a casa c'erano sempre, o i conigli, che comunque amavo molto, ma gli animali della mia infanzia sono le mucche. Sono cresciuta con le mucche di mia nonna e degli zii, sul maso, in alta montagna.
immagine da internet http://www.ariadbosch.it/pic/suedtiroler_kuh.jpg
Sapevo bene che le mucche fornivano il latte, e quindi burro, formaggi e latticini vari, sapevo anche che le mucche fornivano la carne, ma la prima cosa che mia nonna mi ha insegnato è stato come si pulisce e spazzola una mucca. Lei diceva sempre “questi animali ci danno da vivere, quindi bisogna rispettarli e trattarli bene!” Le mucche della nonna credo non abbiano mai ricevuto un colpo di bastone in vita loro, al massimo una pacca sul sedere per farle smuovere, ed erano sempre pulite e lucenti.  
Ho imparato come nascono i bambini vedendo partorire una mucca e ho imparato come vengono “creati” i bambini accompagnando una mucca dal toro di monta del paese.
Ho imparato a mungere prima di imparare a leggere e scrivere, e in parte ho imparato a leggere con le lavagnette appese sopra il posto di ogni mucca nella stalla, perché su quelle lavagnette c’erano scritti il nome della madre, il nome del padre, la data di inseminazione (artificiale o da monta) e il nome della mucca stessa. Il nome di ogni mucca iniziava con la stessa iniziale del nome materno. Per esempio, il capomandria quando ero bambina era Sarah, figlia di Senta e madre di Soraja. La mia personale mucca si chiamava Gundi ed era figlia di Greta. Ogni mucca conosceva bene il proprio posto nella stalla, non sbagliavano mai, quando rientravano dopo la giornata fuori, al pascolo libere per i boschi.
Conoscevo il suono delle campane da mucca di ogni contadino del circondario, perché ogni contadino ha le sue campane con un particolare suono, e io le conoscevo tutte prima ancora di sapere che due più due fa quattro. Sapevo poco e niente del mondo, ma sapevo mettere la pomata a Laika che aveva un’infezione alle mammelle e non poteva allattare il suo vitellino, sapevo dare il biberon al quel piccoletto che oltretutto era nato in anticipo, insieme a mia nonna ho dormito per 2 notti nella stalla, con quel vitellino che rischiava di morire; lo tenevamo al caldo, e gli davamo la pappa ogni due ore, e l’abbiamo salvato.
Conoscevo ogni sentiero nei boschi, anche quelli più pericolosi e introvabili, perché quando la mattina la nonna e gli zii liberavano le mucche per poi andare a lavorare nei campi di fieno io accompagnavo le mucche nei loro giri e rientravo con loro la sera, quando era l’ora della cena e per loro anche della mungitura.
Quando le mucche arrivavano in uno dei loro posti preferiti, per un po’ brucavano l’erba di montagna, quell'erba piena di fiori che danno quel sapore inimitabile al latte di alta quota, poi si coricavano e ruminavano al sole, per ore, pigramente, muovendo solo le orecchie ogni tanto, e la coda, per scacciare le mosche. E allora, dopo avere magari giocato con un vitellino, o dopo aver raccolto un po’ di fragole, o un mazzo di fiori per la nonna io mi coricavo in mezzo a loro, mi appoggiavo su una delle pance enormi e calde e profumate, sonnecchiando anche io e facendo finta di essere sola al mondo, solo io, le mucche e gli spiritelli di boschi e monti.
Ripensandoci oggi a volte vorrei che il tempo si fosse fermato allora, in quell'angolo di paradiso, di pace e tranquillità, dove tutto era perfetto.
Credevo che tutte le mucche del mondo vivessero come le mucche della nonna e degli altri contadini della zona, credevo che tutte le mucche del mondo vivessero felici e contenti, anche se molte di loro finivano sulla tavola di qualcuno. Credevo che tutte le mucche del mondo fossero rispettate, con una bambina che le strigliava e spazzolava ogni sera, che gli intrecciava il lungo pelo delle code, che gli faceva i grattini tra le corna e che si faceva avvolgere il braccio dalla lunga e ruvida lingua bovina.
Poi sono cresciuta e ho visto qualcosa in più del mondo. Ho scoperto che non tutte le mucche del mondo (e non solo le mucche) vivevano in quella maniera, ma che anzi le mucche della nonna erano un’eccezione, quasi una favola, quasi una storia incredibile. In quel momento sono diventata vegetariana ed è finita la mia infanzia. 

14 ottobre 2012

leggi e verità indiscusse di Bianca




  • la ciotola di ognuno è sacra
  • l'ossetto della sorella è sempre più gustoso
  • ognuno è diverso dall'altro, e tale diversità va rispettata. Basta che tutti sappiano che comando io
  • spesso una scodinzolata vale più di mille "Bau"
  • spesso un ringhio è più utile di mille "Bau"
  • la taglia non conta: diffidate delle creature più piccole di voi, spesso sono gatti e come tali pericolosi
  • il sangue non conta: io, per esempio, ho adottato una cucciola che non è neanche lontanamente mia parente, e anche 2 umani, addirittura di un'altra specie, e non me ne sono mai pentita
  • le mosche si ignorano; se sono troppo insistenti nel rompere le scatole vanno mangiate in un sol boccone
  • con la pazienza si ottiene praticamente tutto. Con la pazienza, oppure con lo sguardo ipnotico
  • la libertà è bella. Un letto caldo e morbido e qualcuno che ti coccola è meglio
  • se un umano ti punta il suo muso in faccia hai il diritto di leccarlo
  • gli umani hanno un grande difetto: si affidano troppo alla vista. Noi cani lo sappiamo bene, la vista non è sempre il massimo. Se gli umani usassero il tartufo più degli occhi si eviterebbero tante delusioni
  • la comunicazione è importante. Nessun cane ti scodinzola allegramente, se ha intenzione di morderti. 
  • i cuccioli d'uomo sono rumorosi e si muovono in maniera strana ... però hanno un profumo buonissimo
  • bisogna essere comprensivi e pazienti con gli umani. In fondo, mica è colpa loro se non hanno una coda





12 ottobre 2012

Hai presente?


Hai presente le notti d'autunno? Quelle notti dopo la pioggia, quando gli odori sono più forti che mai? Quando cammini nel bosco, e le foglie sono bagnate sotto le zampe, ma ancora frusciano in quella maniera deliziosa? E se alzi le foglie con il muso, da sotto viene fuori quel profumo, quel profumo di buono? 

Hai presente quando la terra è pesante e scura e chiama per essere scavata, e ti impolvera con il suo odore caldo? 

Hai presente l'erba ancora umida che solletica i cuscinetti delle zampe, mentre corri, corri più veloce dei frammenti di nuvole che passano davanti la luna, spinti dal vento?

Hai presente quando passi tra i cespugli e le erbe che profumano, e le gocce che vi erano rimaste sopra cadono e si fermano sul pelo, come piccoli brillanti?
Hai presente quando poi ti fermi per riposare e annusare l'aria, con il fiato che forma una nuvola, e senti caldo nonostante l'aria frizzante?

Hai presente quando poi il tuo umano infila le sue dita tra il tuo pelo e appoggia la sua faccia sulla tua testa, dicendoti che profumi di bosco? 
Hai presente quella sensazione, che parte dalla pancia e da lì si propaga in tutto il corpo, passa lungo la schiena e arriva dritto dritto alla punta della coda, e alla punta del tartufo, passando per le orecchie? Hai presente quella sensazione? Quella che illumina gli occhi e fa dondolare la coda e penzolare la lingua, che ti accelera il respiro? 


Hai presente? Quella sensazione si chiama gioia, si chiama felicità.



22 giugno 2012

Fortuna Imperatrix Mundi

da sx a dx: Nikita, Bruto, Mami, Maske, Bianca, Dolly
Inizio con una premessa, per evitare che quanto scrivo possa essere frainteso: io amo i miei sette cani, tantissimo, in maniera indescrivibile, e ormai non potrei fare a meno di neanche uno di loro. Detto questo ...
Tantissime volte mi hanno detto "Quanto sei fortunata ad avere tanti cani, quanto ti invidio" Beh, vorrei chiarire una cosa: NON è una fortuna avere 7 cani. 
Chi mi dice una frase come quella non si rende conto di che cosa significhi prendersi cura di sette cani, a livello di spazio, di tempo, di soldi, anche. Non è una fortuna che Bianca abbia partorito 9 figli (essendo primipara poteva benissimo partorirne 5 o 6). Non è stata la fortuna a fare sì che di nove cuccioli solo 4 trovassero adozione. Crescere dei cuccioli, anche se c'è la loro mamma presente, è una responsabilità enorme, si possono commettere mille errori, e chissà quanti ne ho commessi. I cuccioli sono un impegno enorme, e fanno pipì e popò in quantità industriali e ovunque, sono piccini e ci possono essere tanti pericoli. Una volta cresciuti i cuccioli, i pensieri e le preoccupazioni per i cani adulti non finiscono mica, ma quando mai. Educare UN cane non è cosa da poco, educarne sette è un delirio, soprattutto se non si hanno esperienze e competenze a riguardo. Perciò diciamo che ci siamo più o meno arrangiati.
Dei miei cani cinque sono fratelli e una è la madre, ma ognuno di loro ha il suo carattere, la sua personalità (o si chiama caninità?), le sue preferenze; ognuno è un individuo, e come tale ha bisogno di attenzioni individuali. L'umano ha il dovere di impegnarsi a conoscere il proprio cane il più profondamente possibile, di cercare di capirlo al meglio, di fare tutto il possibile per donargli serenità e benessere fisico e mentale ... questo dovere è tale anche quando i cani sono sette, ed è un dovere che richiede tanto tempo.
Mami e Poldo
Io non porto a spasso un cane, ne porto sette; non devo spazzolare un cane, devo spazzolarne sette.
Io non mi preoccupo per un cane, mi preoccupo per sette cani.
E' praticamente impossibile andare in vacanza tutti insieme. Non posso affidare i cani a qualcun altro, non posso portarli con me. O io o il Papi, uno dei due deve rimanere a casa, con i cani. 
La cosa peggiore, comunque, sono i dubbi che ogni tanto sorgono, una vocina nella mia testa che mi chiede se offro ai miei cani una vita serena e felice. I miei cani sarebbero stati educati meglio se non fossero così tanti, sarebbero stati socializzati meglio, avrebbero fatto (e farebbero) più esperienze. Se fossero di meno, i miei cani avrebbero una vita più varia, più stimolata, perché li potrei portare con me un po' ovunque, se non fossero così tanti potrebbero stare tutti in casa, sul divano o sul letto, a condividere ancora più tempo con i loro umani.
Non sono fortunata ad avere tanti cani, sono stata catapultata in una situazione che mi ha portato ad avere tanti cani. Non per fortuna, ma per una sequenza di accadimenti e situazioni, forse destino. E' stato difficile accettare questa situazione, a volte è ancora difficile; abbiamo passato periodi anche molto bui, chissà se ne affronteremo ancora, ma una cosa è certa: le mie sette belve sono la mia vita, la prima cosa a cui penso al risveglio, l'ultima a cui penso prima di addormentarmi.
Mami e Dumbo
La fortuna in tutto questo? C'è anche lei, comunque. Sono fortunata che la randagia che ha incrociato la mia strada, prima lei, poi anche il suo pancione, è Bianca. Cani come lei non si incontrano ogni giorno. Sono fortunata ad avere incontrato un cane speciale, di nome Bianca, un cane dal carattere splendido, un cane sano e forte ed equilibrato. Sono fortunata che ad oggi siamo sempre riusciti ad affrontare i problemi, ad eliminarne alcuni, ad accettarne altri. Sono fortunata che nonostante la mia inesperienza, nonostante gli errori commessi, i miei cani sono uno più dolce dell'altro, amorevoli, giocherelloni e sì, a me piace pensarlo, anche cani felici.

13 maggio 2012

Sono scelte ...


Bianca randagia
Io non so niente della storia di Bianca prima che ci conoscessimo. Man mano mi sono fatta un'idea, delle ipotesi. Credo che Bianca sia nata randagia, non credo che sia stata abbandonata. Secondo me viene da una delle tante cucciolate che nelle campagne di queste parti nascono e spesso muoiono nell'anonimato. Beh, lei ce l'ha fatta, a crescere, e ha deciso di venire nel centro abitato, dove l'abbiamo conosciuta noi, dove ci siamo innamorati di lei. La nostra domanda era: "Sopporterà un cane nato e cresciuto libero di vivere in un territorio limitato? Vorrà adattarsi alle regole imposta da una vita in famiglia?"
Bianca ha fatto la sua scelta, a dire la verità ci ha messo molto poco. Noi le lasciavamo il cancello aperto, poteva andare e venire quando voleva. Ne ha approfittato poche volte, poi ha deciso che le bastava uscire quando uscivamo anche noi, tutti insieme. Tra i tanti momenti che non dimenticherò mai c'è anche il giorno in cui abbiamo comprato il primo collare per Bianca. "Se lo lascerà mettere? Cercherà di toglierselo" ... Le ho fatto annusare il collare, dicendole che era suo, che serviva innanzitutto a fare capire alla gente che lei non era più un cane di nessuno, che era un cane con una famiglia. Bianca è rimasta immobile  mentre le mettevo il collare. Poi l'ho guardata e le ho detto quant'era bella con quel collare, che le stava benissimo. Bianca ha iniziato a scodinzolare come una matta, faceva avanti e indietro, poi si è sdraiata, sempre scodinzolando, nella posa che con il tempo abbiamo imparato a riconoscere come espressione di gratitudine, perché oltre ad essere un cane bello, intelligente e speciale, Bianca è anche un cane grato per tutto, anche il più piccolo scontato gesto di riguardo nei suoi confronti.
Quando siamo usciti per la prima passeggiata con quel nuovo collare, Bianca aveva un passo fiero e allegro, teneva testa e coda insolitamente alte, la schiena particolarmente dritta. Anche senza guinzaglio non si allontanava per più di un paio di metri da noi, e quando siamo passati in paese per salutare i suoi amici umani dei tempi randagi, lei orgogliosamente mostrava a tutti il suo collare. Un collare, una semplice striscia di cuoio giallo, con una semplice fibbia e qualche buchetto ... intanto per Bianca era un simbolo di appartenenza. 
Bianca e Maske
Bianca è rimasta uno spirito libero, nella passeggiata lei ama farsi un giretto da sola, mai troppo lontana, ma indipendentemente, prima di ricongiungersi con il resto della truppa. Così come noi abbiamo scelto di accogliere questa splendida creatura nella nostra vita, così lei ha scelto di rinunciare alla totale libertà in cambio di quello che forse cercava da sempre: una casa e soprattutto una famiglia a cui 
appartenere, la quale amare e dalla quale essere amata in cambio.

E a coloro che dicono che un cane di strada adulto non si abituerà mai a vivere in casa, che un randagio adulto non è capace di affezionarsi, che addirittura soffre a perdere la libertà, a tutti loro posso solo dire che non c'è niente di più falso, e li invito a chiedere alla Bionda Signora se preferirebbe tornare indietro. 

Bianca sul lettone circondata dai peluches

27 aprile 2012

I maschietti di casa Pupi


Iniziamo con Bruto, visto che è il cocco di mamma sua, cioè di Bianca. E anche il cocco del Papi. A dispetto del nome, Bruto è il cane più morbido e coccoloso che ci possa essere. E' anche un cane molto serio e pacato, non si scompone quasi mai. Bruto è fiero e molto sensibile e quindi anche un poco musone, ma per un biscotto dimentica tutto. Ha 2 difetti: vede tutti gli animali più piccoli di lui come prede (gatti, conigli, topi ecc.) e non gli piacciono gli altri cani. Se mantengono le distanze, li ignora, ma se cercano di avvicinarsi alla famiglia (umana o canina che sia) li attacca, maschi o femmine non importa, cucciolo o anziano non importa. Non gli fa male, ma li attacca, senza ringhiare, senza abbaiare, senza mostrare i denti, parte e li prende per la nuca. Questo se non è solo, quando è solo lui con Mami e Papi ignora tutti. Per quanto riguarda gli umani, per la gran parte gli sono indifferenti; preferisce le donne agli uomini, ma soprattutto gli piacciono i cuccioli d'uomo. Per il resto è un cane dolce e buonissimo. Bruto è un cane molto fisico, ama essere abbracciato e spupazzato, gli piace accoccolarsi vicino o addosso a qualcun altro, e appoggiarsi a lui è davvero bello, perché è morbido e profuma di buono. 

Poi c'è Dumbo, il cane felino. Dumbo è di carattere schivo, è praticamente l'opposto di Bruto. Non ama essere abbracciato, non ama essere ristretto, se vuole le coccole le chiede lui. Ha il pelo grigio argentato, e per onorare il colore del suo manto ha l'argento vivo addosso, non sta mai fermo. Adora osservare i gatti, e infatti le sue movenze sono quasi feline. Non ha un grammo di grasso addosso, è tutto tendini e muscoli, fa salti lunghissimi e altissimi senza alcuna fatica. Ma anche se è   schivo e poco fisico nel suo affetto, è molto amorevole, dimostra la sua gioia di vedere i suoi umani non solo scodinzolando, ma muovendo tutta la parte posteriore del corpo, e saltandogli fin quasi sopra le teste. Ama dare bacini alle orecchie. Dumbo fa coppia fissa con la sorellina Nikita, la quale grazie a lui non solo è diventata più coraggiosa, ma anche più forte fisicamente; lui l'ha allenata bene.





 E alla fine tocca a Poldo, detto anche Poldino Piccino Picciò ... oppure Poldone :) Poldo è il più grosso di  tutta la famiglia, con i suoi 45 kg abbondanti. Mami dice che Poldo è un cane "particolare". Poldo è un brontolone, complessato e permaloso, facilmente irritabile, spesso anche prepotente. Il tutto è dovuto alla sua mole. Poldo era un cucciolo come tutti gli altri, è sempre stato fifone, ma all'età di 4/5 mesi è cresciuto tantissimo in poco tempo. Questo gli ha portato dei problemi alle zampe, erano un poco storte, e ha dovuto fare una cura di calcio. Poldino era quindi più pesante e goffo degli altri, e questo gli ha causato dei complessi di inferiorità, anche perché i 2 fratelli maschi se ne approfittavano e gli davano botte. Man mano che cresceva, però, Poldo ha cominciato a rendersi conto della sua superiorità fisica, della sua notevole forza, e invece di nascondersi tremante in un angolo per sottomettersi ai fratelli, ha cominciato a difendersi ... e a vincere. Ormai è lui il capo, ma gli è rimasta la paranoia, perciò quando si sente in trappola e/o minacciato, va subito sulle difensive e brontola. Tanto basta per intimorire tutti. Allenandosi a correre e saltare e grazie agli incoraggiamenti di Mami Poldone ha acquistato più fiducia in se stesso, e la sua irritabilità è diminuita in proporzione. Nonostante tutti i suoi difetti e il suo carattere complicato, Poldino è il cucciolone di Mami. Con Mami lui si comporta sempre bene, si sente a suo agio. Poldone è comunque un cane molto affettuoso che adora le coccole, ma solo Mami lo può abbracciare, spazzolare e controllargli zampe e orecchie. Poldone è comunque un amore di cane, ha un particolare debole per Maske, ma generalmente è affettuoso con gli altri, quando è di buon umore. Anche se è pesante e grosso, sa essere molto delicato